Gli ultrasuoni anti-tumori
Hifu
di Cecilia Ranza
Luigi ha una sessantina d'anni soffre da tempo di epatite C. I controlli sono strettissimi, perché il rischio di evoluzione in tumore è alto. Un timore che diventa realtà quando un nodulo si rivela, un epatocarcinoma. L'intervento chirurgico è proponibile, ma pericoloso, perché l'epatite C ha ridotto la capacità di coagulazione del sangue e si devono fare i conti con l'incognita di emorragie. Allora si usa la tecnica Hifu (sigla per "ultrasuoni focalizzati ad alta intensità") che elimina il nodulo, senza tagli e senza danni al tessuto sano. Luigi, dimesso il giorno dopo, a tre mesi dall'intervento, ha conferma della riuscita.
Hifu è un perfezionamento della metodica di termoablazione (eliminazione con il calore), che consente di sommare soltanto in un punto l'energia degli ultrasuoni, fino a sviluppare calore a 90-100 gradi. A questa temperatura, il tessuto malato brucia senza dolore; quello sano resta intatto. L'apparecchiatura Hifu viene dalla Cina. Ora, grazie alla Fondazione Veronesi, Hifu è a Milano, all'Istituto europeo di Oncologia (Ieo). Da 3 mesi l'Istituto sta conducendo uno studio di fattibilità ad hoc.
Franco Orsi, direttore dell'Unità di Radiologia interventistica, spiega: "Hifu sfrutta la fisica. Una volta individuato il bersaglio, iniziamo a trattare dal punto focale, grande più o meno come un chicco di riso". È facile intuire che il momento cruciale è proprio la centratura: "Attualmente usiamo un ecografo ad alta precisione, ma stiamo perfezionando un apparecchio studiato su misura per affiancare Hifu" dice Orsi. La tecnologia è quindi nata per trattare le lesioni (sia maligne, sia benigne) che si sviluppano negli organi esplorabili con l'ecografia. "Fegato, pancreas e rene" cita Orsi. "Ma anche utero (fibromi), prostata e ossa. È esclusa la colonna vertebrale. I risultati migliori si ottengono quanto più piccole e meno irrorate sono le masse da trattare".
La frontiera più recente per Hifu sono oggi gli interventi sulla mammella. Spiega Paolo Arnone, assistente della Divisione di Senologia: "Siamo in fase iniziale. L'introduzione di una nuova metodica in un campo come il carcinoma mammario, che già dispone di trattamenti efficaci e affidabili, richiede cautela. Abbiamo criteri di selezione molto rigidi: presenza di un unico nodulo, visualizzabile anche con l'ecografia (non solo mammografia); dimensioni inferiori ai 2 cm.; conferma con ago-biopsia. Per ora, tutti i trattamenti Hifu mammari saranno seguiti da intervento chirurgico, per verifica...".























