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Successo anche italiano sull'epatocarcinoma

In occasione del Congresso annuale di Oncologia Clinica, organizzato dalla American Society of Clinical Oncology (ASCO) che si svolge in questi giorni a Chicago, è stato presentato il primo farmaco, il sorafenib, dimostratosi attivo sul tumore al fegato, a cui ha dato un contributo essenziale il gruppo di ricercatori clinici dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano coordinati dal dottor Vincenzo Mazzaferro.

A questa ricerca hanno, infatti, partecipato le istituzioni oncologiche di 22 Paesi, supportati dall'azienda produttrice, coordinati dal Consorzio Internazionale per lo studio e cura del tumore epatico (epatocarcinoma): un gruppo costituito dall'Università di Barcellona, dalla Mount Sinai School of Medicine di New York e dalla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ma allo studio hanno partecipato dieci centri italiani.

Nella sperimentazione, partita circa 3 anni fa, a 299 pazienti con cancro avanzato del fegato è stato somministrato sorafenib, mentre ai restanti 303 un trattamento placebo. I risultati sono stati tanto positivi che la sperimentazione è stata interrotta in anticipo: i pazienti trattati con sorafenib (attraverso compresse e con ridottissimi effetti collaterali) hanno registrato, infatti, una sopravvivenza del 44% maggiore rispetto agli altri.

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