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Scoperto come l’epatite C porta al cancro del fegato

25/01/2006

Scoperto come l’epatite C porta al cancro del fegato
 
Esattamente come i papillomavirus inducono il cancro del collo dell’utero, così il virus dell’epatite C provoca quello al fegato, agendo con una sua proteina su una molecola umana che funziona come “oncosoppressore”, ovvero che serve a limitare la proliferazione delle cellule epatiche. È quanto scoperto dall’équipe di Stanley Lemon, della University of Texas Medical Branch at Galveston (UTMB), che ne dà notizia sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

L’epatite C si stima colpisca 200 milioni di persone nel mondo, inoltre si calcola che il virus sia responsabile dell’85 per cento dei casi di cancro al fegato. Attualmente la sola disponibilità di cura contro l’infezione da epatite C è una terapia a base di interferone che, però, funziona solo in un paziente su due e comunque può avere gravi effetti collaterali. In molti dei casi in cui l’interferone non risulta efficace la malattia epatica può progredire dando prima la cirrosi e poi il cancro. Tuttavia poco o nulla era finora noto agli esperti su come il virus arrivasse a provocare il cancro.

I ricercatori dell’ateneo texano hanno risolto l’enigma grazie alla recente possibilità di coltivare in vitro il virus dell’epatite C, o meglio un suo “surrogato” detto replicane e ottenuto con complesse manipolazioni genetiche. Gli esperti hanno individuato una proteina virale, la “NS5B”, e scoperto che questa agisce accelerando il degrado fisiologico di un’importantissima molecola umana, il retinoblastoma, una proteina oncosoppressore, ovvero che controlla e impedisce l’eccessivo proliferare delle cellule. Il meccanismo è sostanzialmente identico a quello con cui il papillomavirus provoca il cancro della cervice uterina, ha sottolineato Lemon, cosa interessantissima se si pensa che i due agenti infettivi sono così diversi fra loro: l’HPV è un virus a DNA, mentre l’epatite C è un virus ad RNA.

Con alcuna cura all’orizzonte contro l’epatite C, ha concluso Lemon, questa scoperta diviene importantissima perché permette intanto agli oncologi di ideare una strategia preventiva contro il tumore epatico da adottare quando purtroppo l’infezione da epatite C è già avvenuta.

Paola Mariano

Scoperto come l’epatite C porta al cancro del fegato

Esattamente come i papillomavirus inducono il cancro del collo dell’utero, così il virus dell’epatite C provoca quello al fegato, agendo con una sua proteina su una molecola umana che funziona come “oncosoppressore”, ovvero che serve a limitare la proliferazione delle cellule epatiche. È quanto scoperto dall’équipe di Stanley Lemon, della University of Texas Medical Branch at Galveston (UTMB), che ne dà notizia sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

L’epatite C si stima colpisca 200 milioni di persone nel mondo, inoltre si calcola che il virus sia responsabile dell’85 per cento dei casi di cancro al fegato. Attualmente la sola disponibilità di cura contro l’infezione da epatite C è una terapia a base di interferone che, però, funziona solo in un paziente su due e comunque può avere gravi effetti collaterali. In molti dei casi in cui l’interferone non risulta efficace la malattia epatica può progredire dando prima la cirrosi e poi il cancro. Tuttavia poco o nulla era finora noto agli esperti su come il virus arrivasse a provocare il cancro.

I ricercatori dell’ateneo texano hanno risolto l’enigma grazie alla recente possibilità di coltivare in vitro il virus dell’epatite C, o meglio un suo “surrogato” detto replicane e ottenuto con complesse manipolazioni genetiche. Gli esperti hanno individuato una proteina virale, la “NS5B”, e scoperto che questa agisce accelerando il degrado fisiologico di un’importantissima molecola umana, il retinoblastoma, una proteina oncosoppressore, ovvero che controlla e impedisce l’eccessivo proliferare delle cellule. Il meccanismo è sostanzialmente identico a quello con cui il papillomavirus provoca il cancro della cervice uterina, ha sottolineato Lemon, cosa interessantissima se si pensa che i due agenti infettivi sono così diversi fra loro: l’HPV è un virus a DNA, mentre l’epatite C è un virus ad RNA.

Con alcuna cura all’orizzonte contro l’epatite C, ha concluso Lemon, questa scoperta diviene importantissima perché permette intanto agli oncologi di ideare una strategia preventiva contro il tumore epatico da adottare quando purtroppo l’infezione da epatite C è già avvenuta.

Paola Mariano

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