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Malattie autoimmuni

Palermo, uno studio evidenzia il valore dell'immunoterapia contro l'epatocarcinoma

Coordinato dai professori Cabibbo e Cammà dell'Università di Palermo, lo studio analizza l'immunoterapia con atezolizumab per il tumore epatico, coinvolgendo ricercatori internazionali ed è stato pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica di oncologia

L'epatocarcinoma è il tumore più frequente a carico del fegato, caratterizzato da un decorso clinico estremamente variabile.

È molto aggressivo e progredisce in maniera rapida e, inizialmente, silenziosa. Nei primi stadi, infatti, non presenta nessun sintomo: di conseguenza, risulta difficile da diagnosticare.

L'abuso alcolico, le infezioni virali croniche come l'epatite B e C e la sindrome metabolica, rappresentano i principali fattori di rischio; inoltre, la diagnosi può venire ritardata dal fatto che l'epatocarcinoma può svilupparsi come conseguenza di queste malattie.

È quindi raccomandato, a chi soffre delle suddette patologie, sottoporsi a controlli frequenti, sia per monitorare l’andamento della malattia predisponente che per individuare tempestivamente l’eventuale comparsa della neoplasia.

Fortunatamente, la medicina attuale sta rivoluzionando gli approcci terapeutici.

Oggi, la parola chiave è "multidisciplinarietà": team di specialisti che collaborano fianco a fianco per studiare ogni singolo caso, ogni singolo paziente, costruendo percorsi di cura sempre più mirati ed efficaci.

A supportare l’importanza di tale approccio c’è un importante studio internazionale basato su un’analisi dei dati relativi al trattamento immunoterapico con atezolizumab per il tumore al fegato.

Studio sul trattamento con immunoterapia del tumore al fegato

Lo studio effettuato, di rilievo internazionale, ha evidenziato il fatto che, nelle occasioni in cui un paziente con epatocarcinoma (tumore al fegato - HCC) viene preso in carico da un team multidisciplinare coordinato dall'epatologo, è più facile identificare in tempi brevi gli indici di scompenso epatico, contrastandone l'insorgenza o, nel caso in cui si sia già manifestato, intervenire adeguatamente, aumentando così la speranza di vita del paziente.

Tale studio, riguardante il trattamento immunoterapico con atezolizumab nel tumore al fegato, è stato realizzato da un team di ricercatori del Policlinico ‘Paolo Giaccone’ di Palermo coordinati dal Professor Giuseppe Cabibbo, Associato di Gastroenterologia e dal Professor Calogero Cammà, Ordinario di Gastroenterologia e direttore UOC di Gastroenterologia, entrambi afferenti al Dipartimento PROMISE dell’Università del capoluogo siciliano.

Già presentato al congresso internazionale BCLC update 2024 di Barcellona, dove ha ricevuto un’importante accoglienza, lo studio è stato anche pubblicato su Clinical Cancer Research.

Il Professor Giuseppe Cabibbo, co-autore delle linee guida inter-societarie sulla "Gestione Multidisciplinare del Paziente con Epatocarcinoma", spiega:

Si tratta di una pubblicazione scientifica importante perché rileva, per la prima volta in uno studio rigoroso, che gli eventi epatici sono in grado di predire la mortalità per tumore al fegato più della progressione del tumore stesso. In pratica, poiché l’epatocarcinoma ha la peculiarità di insorgere su un’altra malattia (cirrosi epatica), lo studio dimostra che è fondamentale considerare anche la funzione epatica ed il suo peggioramento come indice prognostico dell’evoluzione della malattia e che i pazienti possono avere maggiori opportunità di sopravvivenza se migliora la funzione epatica”.

Questa è una novità assoluta di notevole importanza, in quanto permetterà di modificare, in futuro, l'impostazione con cui vengono sviluppate le sperimentazioni cliniche, con lo scopo di gestire adeguatamente le complicanze della malattia di fegato sottostante.

Aggiunge il Professor Cabibbo:

Gli studi clinici per l’approvazione dei farmaci per l’epatocarcinoma hanno adottato fino ad oggi un approccio classicamente oncologico, che vede come obiettivo finale la sopravvivenza al cancro e come obiettivo secondario la crescita o decrescita della massa tumorale Questo studio afferma, invece, la necessità di definire anche la funzione epatica, perché ciò ha un impatto sulla sopravvivenza del paziente”.

Un’importante collaborazione tra pubblico e privato

I risultati ottenuti sono particolarmente significativi in quanto derivanti dai rigorosi dati dello studio IMBrave 150 con cui, nel 2020, è stata approvato il trattamento immunoterapico con Atezolizumab Bevacizumab dell’azienda farmaceutica Roche.

Lo studio pubblicato su Clinical Cancer Research si basa su un'analisi approfondita dei dati relativi a 400 pazienti arruolati nella sperimentazione del farmaco.

La particolarità di questa pubblicazione è dovuta, anche, al fatto che un gruppo di ricerca indipendente abbia potuto avvalersi dei dati di un’azienda.

Dal Policlinico di Palermo, eccellenza regionale e nazionale, si è originato, quindi, un lavoro di respiro internazionale sulla gestione dei pazienti con tumore al fegato.

Afferma il Professor Calogero Cammà, Ordinario di Gastroenterologia e direttore UOC di Gastroenterologia, co-autore della pubblicazione:

“Lo studio ha unito gli sforzi di esperti di Paesi diversi, sotto la guida di un team italiano di specialisti del Policlinico e dell’Università di Palermo, a dimostrazione dell’eccellenza della ricerca scientifica made in Italy, di cui possiamo essere orgogliosi. Inoltre, il libero accesso ai dati di una sperimentazione condotta dall’industria farmaceutica rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione fra ricerca clinica indipendente e sponsorizzata”.

Applicazione virtuosa dell'approccio multidisciplinare

Questa gestione multidisciplinare ha, in Sicilia, una sua applicazione virtuosa nella Rete Regionale dei tumori primitivi del fegato, come chiarisce la dottoressa Maria Grazia Furnari, Direttrice Generale:

“La Sicilia è stata la prima regione in Italia in cui sia stata costituita, su coordinamento del Policlinico, una Rete per la cura dell’epatocarcinoma con centri Hub e Spoke diffusi su tutto il territorio. La rete ha tra i centri Hub il Policlinico stesso, gli Ospedali Riuniti Villa Sofia – Cervello e ISMETT – Istituto Mediterraneo per i Trapianti IRCCS, sempre a Palermo; il Policlinico di Messina e l’ospedale Garibaldi-Nesima di Catania. – “Questo studio non solo amplia le nostre conoscenze sulle strategie diagnostiche e terapeutiche per questa grave patologia, ma testimonia anche l'eccellenza del nostro team di epatologi, punto di riferimento significativo nel panorama scientifico internazionale. Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a tutto il gruppo di ricerca per il loro impegno e il loro instancabile lavoro, che rafforza il ruolo dell’Azienda ospedaliera universitaria di Palermo come importante centro di riferimento nell’ambito delle malattie epatiche”.

Lo studio è pubblicato e consultabile su Pubmed.

Per ulteriori approfondimenti è possibile visitare il sito dell'Ospedale Policlinico Giaccone.

Fonte: palermotoday.it

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