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Fegato, nuova tecnica chirurgica

Contro il cancro al fegato è stata messa a punto in Italia una nuova metodica, ad opera di Guido Torzilli dell'Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano), che promette interventi meno invasivi e più sicuri.

Nel nostro Paese l'epatocarcinoma colpisce 5-20 persone su 10 mila abitanti (è l'incidenza più alta d'Europa). Il fegato poi è spesso sede di metastasi provenienti da tumori in altre parti del corpo. Ad esempio, nel 20-40% dei malati di cancro colorettale di ha almeno una metastasi epatica.

La tecnica milanese, battezzata "Serps" (Sistematic Extended Right Posterior Sectionectomy), utilizza l'ecografia per guidare la mano del chirurgo, è stata appena pubblicata sugli Annals of Surgery.
 
La metodica, si legge in una nota di Humanitas, consente di intervenire in modo mirato sul fegato offrendo maggiori possibilità di cura ai pazienti affetti da tumore.

Si tratta della prima valida alternativa all'intervento tradizionale noto come epatectomia destra (la rimozione della metà destra, la più grande, dell'organo). "Grazie all'ecografo, per noi chirurghi una sorta di navigatore satellitare", spiega Torzilli, capo sezione di chirurgia epatica, "abbiamo trovato una nuova strada più breve e sicura, in grado di risparmiare il tessuto epatico sano, senza tuttavia compromettere la radicalità dell'asportazione del tumore".
 
"La Serps", prosegue Torzilli, "prevede un approccio del tutto diverso rispetto a quello chirurgico classico: risparmiare al massimo la parte di fegato che si asporta. E proprio per questo è l'intervento più sicuro ad oggi eseguito con successo su 21 pazienti con epatocarcinoma o metastasi, senza mortalità né morbilità maggiore. La tradizionale epatectomia destra, invece, si associa a un rischio di mortalità postoperatoria pari al 5-10%".

Per contenere questo rischio, da 15-20 anni si fa l'embolizzazione portale, ossia l'iniezione di sostanze in grado di chiudere i vasi che portano il sangue alla parte destra del fegato - quella che poi si asporta - in modo da indurre la crescita della parte dell'organo che si intende lasciare. Ma questa strada presenta dei limiti. La crescita della parte sinistra del fegato può, in caso di malattia metastatica, esporre al rischio di uno sviluppo più rapido anche di eventuali metastasi occulte presenti nel fegato da preservare. Inoltre richiede 20-30 giorni, ritardando così l'asportazione e può non essere sufficiente in termini di volume, vanificando la radicalità dell'asportazione.

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