Sito Epatite C
Sito Epatite B
Sito Steatosi
Sito Cirrosi
Portale Epatite e malattie del fegato
Sito Tumori
Sito Trapianti
Malattie autoimmuni

L’epatologo: alcol e inquinamento le cause dei troppi tumori al fegato

A Brescia c’è un incidenza di tumori al fegato del 58% superiore al resto del nord Italia. Gianpaolo Lorini: «L’inquinamento è pericoloso, per i giovani forti rischi dall’alcol»

Sull’incidenza record di tumori al fegato che si registra nel Bresciano (+58% rispetto alla media del centro-nord Italia) ha certamente inciso l’esposizione a molti inquinanti, oltre che la vasta diffusione di epatiti nelle valli. E l’abuso di alcol, che non è certo prerogativa dei bresciani, in questa provincia rischia di avere conseguenze più gravi che altrove. A dirlo è l’epatologo Gianpaolo Lorini, responsabile del servizio di Malattie Epatiche della Asst di Franciacorta, con sede all’Ospedale di Iseo. È lui il quarto specialista (dopo la dermatologa Maria Ausilia Manganoni, l’oncologo Vittorio Ferrari e la cardiologa Savina Nodari) con il quale si è approfondita la correlazione tra malattie, stili di vita ed inquinamento. Una serie di interviste rese possibili da Donatella Albini, responsabile delle politiche sanitarie per la Loggia.

Dottore, l’ultimo rapporto Sentieri evidenzia a Brescia un eccesso di tumori quali non-Hodgkin, melanoma, mammella, che secondo la Iarc possono essere riconducibili all’esposizione ai Pcb. Ma la vera emergenza è il tumore al fegato: +58% rispetto alla media del Nord Italia. Ci può spiegare le cause?
«Sono molteplici. Ci sono quelle note come l’abuso di alcol, le epatiti croniche da virus C e B (con una maggiore incidenza nelle valli a causa degli ambienti sociali chiusi), l’emocromatosi ereditaria e le malattie metaboliche come il diabete. Ma è indubbio che il nostro territorio ha avuto un’industrializzazione selvaggia che ha contribuito ad aumentare l’incidenza di questi tumori. Ed è proprio in questo contesto di multifattorialità che diventa più difficile trovare una singola causa per i tumori al fegato. Fortunatamente grazie alle vaccinazioni in età pediatrica l’epatite B è in drastica diminuzione e conseguentemente lo saranno anche gli epatocarcinomi da essa indotti. E abbiamo nuovi farmaci in grado di guarire l’epatite C anche se, per i costi troppo elevati e a mio giudizio non giustificati, come afferma il prestigioso British Medical Journal , “i trionfi delle innovazioni farmaceutiche sono vittorie vuote se azzoppano i sistemi sanitari e generano enormi iniquità”. Mentre troviamo sempre più epatiti virali negli stranieri, anche giovanissimi, in arrivo dal sud del mondo».
Le ricerche fatte a Brescia dal professor Donato non hanno dimostrato una correlazione tra tumori al fegato ed esposizione ai Pcb. Ma negli Usa il professor Grandjean sostiene che i Pcb sono potenti epatotossici...«Conosco la professionalità del collega Donato e di certo non è stata cosa facile non aver trovato questa correlazione emersa invece per altri tipi di tumori; anche se non nega affatto che i Pcb siano potenti epatotossici. Non dobbiamo mai dimenticare la situazione di fondo della nostra provincia, la presenza di molti fattori inquinanti che interagiscono anche fra di loro sovrapponendosi e moltiplicando gli effetti. Il fegato metabolizza più sostanze epatotossiche. Pensiamo solo agli inquinanti passati dal fiume Mella ai campi della Bassa e quindi alla catena alimentare...».
Sulla correlazione tumore al fegato ed esposizione ai pcb è in corso un altro studio caso controllo. Si potrebbe studiare più approfonditamente la popolazione esposta?
«Ritengo si debba concentrare di più l’attenzione sulle zone dove sono finiti i Pcb: le coltivazioni a sud della Caffaro, irrigate dalle rogge, come Capriano del Colle. Lì gli studi sanitari sono arrivati solo nel 2013».
Emerge un’evidenza scontata ma troppo spesso dimenticata: in questa provincia inquinata è ancora più importante avere corretti stili di vita, mentre è in aumento il consumo di alcol, soprattutto tra i giovani. «Esattamente. Il mix tra cattivi stili di vita e ambiente (anche lavorativo) malsano aumenta esponenzialmente il rischio di contrarre malattie. Se le criticità ambientali stanno diminuendo, ricordiamoci che negli ultimi 10 anni tra i ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 16 anni il consumo di alcol è in aumento del 12%; nelle ragazze di pari età del 17%. Sono cambiate anche le modalità d’assunzione. Se tra i nostri nonni c’era uno consumo consuetudinario ora i giovani prediligono la grande sbornia del sabato sera (binge drinking) a cui magari fa seguito una settimana di astinenza. Ma queste intossicazioni acute non sono meno gravi: possono provocare danni neurologici e pancreatici molto seri, come la pancreatite acuta».
Ci ricorda qual è il consumo massimo consentito di alcol?
«Le dosi indicate dall’Oms parlano di 40 grammi al giorno per l’uomo adulto e 20 grammi per la donna, perché ha fisiologicamente meno alcool-deidrogenasi dell’uomo e riesce a metabolizzarne meno. Ebbene, 40 grammi corrispondono a tre unità alcoliche; un’unità alcolica è paragonabile ad un bicchiere di vino di media gradazione o ad una birra media o ad un bicchierino di 4 centilitri di superalcolico. Quantità che certi studi - ed io stesso - giudicano eccessive».

Fonte: brescia.corriere.it

Vuoi ricevere aggiornamenti su questo argomento? Iscriviti alla Newsletter!

Quando invii il modulo, controlla la tua casella di posta elettronica per confermare l’iscrizione