Epatocarcinoma avanzato: tivantinib opzione di seconda linea
In uno studio internazionale di fase II coordinato da medici dell’Humanitas cancer center di Rozzano (Milano), il tivantinib si propone come opzione nel trattamento di seconda linea di pazienti con carcinoma epatocellulare in fase avanzata e cirrosi epatica ben compensata. Le 107 persone arruolate sono state suddivise in modo randomizzato in due gruppi in rapporto 2:1. Nel gruppo di trattamento, il tivantinib è stato somministrato due volte al giorno con un dosaggio di 360 mg a 38 pazienti e di 240 mg agli altri 33; i restanti 36 hanno ricevuto placebo. Al momento dell’analisi, la progressione della malattia si è verificata nel 65% dei pazienti che avevano assunto il farmaco e nel 72% tra coloro che erano stati inseriti nel gruppo placebo. Il tempo medio intercorso prima della progressione della malattia è stato rispettivamente di 1,6 mesi e di 1,4 mesi. La differenza è stata più marcata tra i pazienti con tumori ad alta espressione dell’oncogene MET (2,7 e 1,4 mesi in media). Tra gli effetti avversi con gravità almeno pari al grado 3, la neutropenia è comparsa in dieci pazienti (14%); otto di loro avevano assunto il dosaggio superiore (21% di neutropenia in questo gruppo) e due il dosaggio inferiore (6%); nessun caso si è verificato nel gruppo placebo. Complessivamente la neutropenia grave ha portato a quattro decessi. L’altro effetto avverso più comune attribuibile al farmaco è stata l’anemia, che ha colpito otto pazienti (11%) e nessuno di coloro che avevano assunto placebo. Tuttavia, nell’insieme, gli effetti avversi gravi sono stati superiori nel gruppo placebo (39% contro 34%).
Lancet Oncol, 2012 Nov 20. [Epub ahead of print]
Fonte: doctor33.it























