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Epatite C: Studio Italiano, Interferone 'Scudo' Contro Ricadute Cancro Fegato

Milano, 6 feb . (Adnkronos Salute) - Arriva dall'Italia una nuova speranza contro il tumore al fegato nei pazienti con epatite C: un'infezione che soltanto nella penisola conta circa due milioni di portatori, e che causa il 70% delle epatiti croniche, il 40% delle cirrosi gravi e il 60% dei carcinomi epatici. Uno studio italiano coordinato dalla Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano, sostenuto da fondi pubblici e pubblicato sull'ultimo numero della rivista 'Hepatology', organo ufficiale dell'Aasld (American Association for the Study of Liver Diseases), ha infatti dimostrato per la prima volta che somministrando interferone ai malati già operati per rimuovere un tumore al fegato è possibile abbattere il rischio di ricadute di carcinoma.

Una probabilità, quella delle recidive di neoplasia post-intervento, che secondo indagini giapponesi raggiunge un primo picco massimo a due anni dall'intervento e un secondo picco a quattro anni. A capo del team di ricerca Vincenzo Mazzaferro, che all'Irccs di via Venezian guida il centro chirurgico in assoluto più attivo in Italia nella lotta a tutti i tumori epatici. La sperimentazione clinica, durata oltre otto anni, ha coinvolto 150 pazienti tra l'Int e altri tre ospedali italiani (Torino, Genova e Napoli). Tutti i malati, di età media 65 anni e per l'80% uomini, erano stati sottoposti in precedenza a rimozione chirurgica di un epatocarcinoma, e circa il 25% del campione era già stato trattato senza successo in altre strutture. Un programma computerizzato ha assegnato la terapia con interferone a metà dei pazienti e nessun trattamento all'altra metà, quindi sono eseguiti controlli periodici su eventuali recidive di cancro.

Gli autori hanno dunque osservato che, a una distanza media di quasi quattro anni dalla prima asportazione, il rischio di ricaduta tumorale nel gruppo trattato era del 30% inferiore che nei controlli. In altre parole, "il picco 'tardivo' di recidive può essere in gran parte spianato", assicurano gli esperti, mentre sul picco di ricadute iniziale (due anni) le differenza non sono significative.

Il progetto - sottolinea l'Int - è stato programmato e condotto interamente in Italia dai ricercatori che l'hanno proposto, "senza supporti economici da parte delle aziende produttrici del farmaco impiegato nella sperimentazione". In particolare, lo studio è stato possibile grazie alla collaborazione dei medici di famiglia e al contributo dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc). Mazzaferro ringrazia pertanto "i medici di famiglia che hanno seguito le cure a domicilio dei loro pazienti" su indicazione degli esperti dell'Int, e "il Ssn che ha supportato i costi della prescrizione dell'interferone, come parte di una strategia volta alla prevenzione delle complicanze dell'epatite C". I risultati ottenuti, evidenzia lo specialista, dimostrano che "è ancora possibile fare ricerca clinica di avanguardia in Italia pur rimanendo nel sistema pubblico, grazie alla collaborazione degli organi di gestione sanitaria regionali e nazionali", puntualizza.

L'equipe coordinatrice del trial è nota per avere raggiunto in passato "importanti avanzamenti di ricerca oncologica applicata all'apparato digerente - precisa l'Int - come ad esempio l'impiego sperimentale della vaccinoterapia dopo resezione delle metastasi epatiche colorettali e l'elaborazione dei 'Criteri di Milano', adottati a livello mondiale per il trapianto di fegato in caso di tumore". E anche grazie a questi "meriti assistenziali e di ricerca", il gruppo di Mazzaferro ha ricevuto lo scorso dicembre l''Ambrogino d'oro', massima onorificenza civica della città di Milano.

I medici dell'Int ricordano che il cancro al fegato è al settimo posto nella classifica mondiale delle neoplasie maligne, è il più comune tumore maligno diagnosticato nel sesso maschile ed è in continua crescita sia in Europa che negli Usa. Sotto accusa l'incremento dell'infezione cronica da virus dell'epatite C, che in Italia cresce da Nord a Sud dove arriva a colpire il 10-12% della popolazione. La terapia standard è a base di interferone (o interferone peghilato) più ribavirina, che si conferma efficace anche nel prevenire complicanze quali cirrosi, cancro e recidive.

(Opa/Adnkronos Salute)

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