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Tumori, eccezionale trapianto di fegato a Padova. Salvato paziente 'inoperabile'

Il governatore Zaia: "Un'altra prima mondiale per la sanità veneta". L'intervento, da donatore vivente, è avvenuto in due fasi con una nuova tecnica di rigenerazione epatica e in videolaparoscopia

Padova, 5 marzo 2019 - Eccezionale intervento chirurgico a Padova: per la prima volta al mondo un paziente con metastasi epatiche inoperabili è stato operato con una porzione di fegato da donatore vivente che si è rigenerata in solo 17 giorni, dopo essere stata trapiantata accanto all'organo malato, poi rimosso in videolaparoscopia.

L'intervento, che si è svolto in due tempi, è stato eseguito da Umberto Cillo, direttore della Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti Epatici dell'Azienda Ospedaliera/Università di Padova, con il suo staff. 

Il paziente, affetto da multiple metastasi epatiche da tumore al fegato, era stato giudicato inizialmente inoperabile. Ora, fa sapere l'Azienda ospedaliera, il 47enne è tornata a casa e ha ripreso le sue normali attività.

Entusiasta il commento del governatore del Veneto Luca Zaia: "Siamo di fronte alla possibile apertura di una nuova frontiera".

OPERAZIONE IN DUE FASI - Nel primo intervento un piccolo frammento di fegato donato da un familiare è stato trapiantato a fianco del fegato malato. Dopo la crescita del frammento donato che in 17 giorni ha raggiunto un volume tale da sostenere la vita, nel secondo intervento il fegato metastatico del paziente è stato rimosso per la prima volta al mondo con tecnica mini-invasiva in videolaparoscopia. Il team di esperti (chirurghi, anestesisti, tecnici della perfusione, strumentisti, infermieri e operatori di sala operatoria, oltre 20 persone specializzate) ha eseguito il delicatissimo intervento chirurgico combinando le 3 tecniche di alta specializzazione. La prima operazione, cominciata alle 8 del mattino, si è conclusa alle 2 di notte del giorno successivo. In una sala operatoria adiacente si teneva l'intervento chirurgico sul donatore che ha portato all'asportazione del lobo sinistro del fegato, circa il 20% della massa epatica.
 
RAPIANTO DA VIVENTE - Fino ad oggi il trapianto da vivente veniva eseguito utilizzando almeno il 60-65% della massa epatica del donatore, con significativo aumento del rischio. La porzione di fegato prelevata dal donatore è stata impiantata con tecniche di ricostruzione vascolare microchirurgica e con l'ausilio del microscopio operatorio. 

LA TECNICA DI RIGENERAZIONE EPATICA - E' stato eseguito un trapianto di fegato ausiliario da donatore vivente con tecnica Rapid. Il ramo destro della vena porta del ricevente è stato interrotto per garantire tutto l'apporto ematico al lobo sinistro trapiantato, stimolandone una rapida (Rapid) rigenerazione epatica. Questo primo intervento è durato 15 ore.

Dopo 15 giorni con un esame Tac è stato eseguito il calcolo volumetrico del fegato donato dopo rigenerazione. La Tac ha mostrato che il fegato trapiantato dopo incubazione e rigenerazione ha raggiunto più del doppio del volume iniziale dimostrando di essere funzionalmente sufficiente a sostenere la vita del paziente. 

Si è quindi eseguito il secondo intervento 17 giorni dopo. L'intervento è durato 6 ore e si è svolto interamente con tecnica mini-invasiva videolaparoscopica ed è consistito nell'asportazione del fegato malato residuo. 

IL PRIMATO - E' la sesta volta al mondo viene eseguito questo complesso intervento, il secondo da donatore vivente e Padova ha realizzato la seconda parte, per la prima volta al mondo, interamente con tecnica mini-invasiva in video laparoscopia. Se gli studi confermeranno le premesse, la tecnica Rapid rappresenterà una straordinaria fonte di donazione aggiuntiva a quella oggi disponibile, caratterizzata da un bassissimo rischio di complicanze per i donatori viventi, vista la bassa percentuale di fegato donata (solo 20%).

La tecnica, inoltre, rappresenta una possibilità concreta di trapianto di fegato - segnala l'Azienda ospedaliera di Padova - per i numerosissimi pazienti con metastasi inoperabili da tumore del Colon-retto oggi affidati alla sola chemioterapia.

Fonte: quotidiano.net

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