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pei o rfa?

gentile dottore, vorrei fare una domanda riguardo al trattamento di un nodulo hcc epatico di mio padre , 77 anni, cirrosi hcv correlata, child b,in relazione al fatto che ci è stata consigliato il trattamento con la pei come alternativa alla rfa ,date le sue condizioni, che sono sensibilmente peggiorate passando da child a a child b, nei mesi successivi al trattamento (risolutivo) con rfa di un precedente nodulo a maggio 2014. vorrei sottolineare che non sembrano esserci elementi ostativi per la rfa, tranne a parere dell’epatologo che l'ha sconsigliata le condizioni cliniche ( che includono anemia e piastrinopenia, tuttavia con funzione coagulativa conservata), e varici esofagee f1-f2 senza segni rossi. in particolare, volevo chiederle se l'alcolizzazione(pei) possa essere considerata una tecnica loco-regionale " più delicata" rispetto alla rfa, e se nel caso di mio padre possa essere più indicata per trattare il nuovo nodulo epatico. oppure non c'è, praticamente sostanziale differenza tra le due tecniche dal punto di vista dell'impatto sul fegato e, soprattutto, sulle condizioni cliniche post intervento a medio – lungo termine ? grazie. distinti saluti. alessandro magliano.
Dott.ssaA.GrisoliaMedico specialista in Malattie Infettive.
AO Papa Giovanni XXIII Bergamo

gentile utente, stante il fatto che non è possibile stabilire il corretto approccio terapeutico senza prendere visione diretta delle indagini e senza conoscere il paziente, in linea generale le confermo che la termoablazione può causare un ulteriore deterioramento della funzionalità epatica residua e che il passaggio dalla classe funzionale di child da a a b è da considerarsi significativo. tenga inoltre presente che nella scelta terapeutica hanno impatto anche la localizzazione del nodulo e le sue dimensioni. cordiali saluti

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