cnl_17

Nuove prospettive per la terapia del cancro al fegato

07/07/2017
Approvato il primo trattamento per via orale negli Usa e in Giappone. Si attende ancora il parere delle autorità europee

Gli addetti ai lavori lo chiamano HCC: è il carcinoma epatocellulare, la forma più comune di tumore del fegato, purtroppo in aumento, che rappresenta circa il 70-85% della totalità di casi di cancro al fegato. Ogni anno, come è stato sottolineato a Barcellona durante il recente XIX° Congresso mondiale sul tumore gastrointestinale, vengono diagnosticati oltre 780 mila casi di epatocarcinoma (52 mila nell’Unione Europea, 501 mila nelle regioni Pacifiche occidentali e 30 mila negli Stati Uniti). Gli ultimi dati si riferiscono al 2012 e parlano di complessivi 746 mila decessi per questa forma tumorale, che tra le neoplasie è oggi da considerare la sesta più frequente nel mondo oltre che la seconda causa di morte; per quanto riguarda l’Italia, disponiamo di stime molto più aggiornate, relative al 2016, anno durante il quale l’epatocarcinoma ha colpito 12.800 persone.

Sul fronte terapeutico con l’approvazione della Food and Drug Administration, sulla base dei risultati dello studio di Fase III “Resorce”, regorafenib per via orale si pone come il primo trattamento sistemico che ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale nella cura in seconda linea dei pazienti con epatocarcinoma, precedentemente trattati con altro farmaco. La sopravvivenza globale (OS) mediana rispetto a placebo è stata di 10.6 mesi contro 7.8, il che si traduce in una riduzione del rischio di morte del 37%. Per dovere di cronaca, bisogna riferire che tra gli eventi avversi al farmaco più frequentemente osservati nei pazienti trattati con regorafenib rispetto ai pazienti trattati con placebo si sono lamentati: dolore, astenia/fatigué, diarrea, ipertensione, riduzione dell’appetito e dell’assunzione di cibo. ‹‹Si tratta del primo nuovo trattamento sistemico di seconda linea per la cura di HCC nell’ultimo decennio, la cui efficacia è stata dimostrata in uno studio di fase 3- sottolinea Luigi Bolondi direttore Scuola di specializzazione medicina interna presso l’Università di Bologna-. E questo risultato fa ben sperare che in un futuro vicino si possano raggiungere altri passi importanti per tale tipologia di pazienti››.

Difficile da trattare rispetto ad altri tumori, l’epatocarcinoma attendeva da lungo tempo, da parte sia di medici sia di pazienti, la messa a punto di nuove cure efficaci. Ecco un motivo in più per ritenere che i nuovi risultati portino a sviluppi ancor più positivi. A tal proposito dice il professor Jordi Bruix, ricercatore principale dello studio Resorce e direttore della Barcelona Clinic Livel Cancer: ‹‹Siamo davvero soddisfatti della recente approvazione statunitense e giapponese circa questo trattamento di secondo livello, mentre aspettiamo la decisione finale della Commissione Europea sull’autorizzazione a commercializzarlo, prevista già entro i prossimi mesi».

Fonte: corriere.it

Vuoi ricevere aggiornamenti su questo argomento? Iscriviti alla Newsletter!